Pieve
di San Piero in Campo
La chiesa di S. Piero, il cui primo documento risale
all'anno 846, viene chiamata in Campo in un altro
documento del 913, con riferimento alla sua ubicazione
tra i due torrenti di nome Pescia, tra l'uno e l'altro
dei quali allora essa si trovava. Intorno a questa
pieve, che aveva larga giurisdizione sui paesi vicini
comprendendo anche Vivinaia e poi Montecarlo, sorse
un borgo che sappiamo ebbe un Podestà, ma che andò
distrutto dalle truppe di Uguccione della Faggiola,
nelle vicende belliche del primo trentennio del
sec. XIV: gli abitanti del piccolo paese andarono
ad abitare dopo non molti anni in Montecarlo, ove,
ancora alla fine del '300, i documenti dicono che
essi conservavano memoria delle vie e delle persone
dell'antico centro. La visita pastorale del Vescovo
di Lucca nel 1383 trova la pieve "situata in
luogo deserto e del tutto distrutta con tutti i
suoi edifici per le guerre che ci furono da quelle
parti". Nel 1479 il tetto era ancora scoperto
e venne ricostruito negli anni seguenti dagli affittuari
dei beni circostanti; nel 1486, essendo evidentemente
sconsacrata, nella chiesa risiedeva la bottega di
un calzolaio "lombardo". Già nel 1408,
tuttavia, le residue prerogative della pievanìa
di S. Piero in Campo erano passate al titolare della
chiesa di Montecarlo, il quale, in due successive
occasioni, a cavallo fra i secoli XV e XVI, allivellò
gran parte dei beni di piano di spettanza dell'antica
chiesa alla famiglia fiorentina dei Capponi, la
quale aveva già larghi interessi fondiari in questa
zona, legati all'antico Spedale dell'Altopascio.
Divenuta residenza di campagna dei Capponi, la villa
annessa alla chiesa ospitò nel 1720 la principessa
Maria Violante di Baviera, vedova del gran principe
Ferdinando di Toscana. L'importanza del centro di
S. Piero in Campo è sottolineata dal bellissimo
edificio romanico della pieve, oggi più che mai
bisognoso di restauri. Ritornata sotto l'amministrazione
della parrocchia di Montecarlo, essa viene officiata
con regolarità la domenica. La costruzione fu eretta
nella seconda metà del sec. XII: la facciata in
pietra serena grigia come tutto il resto dell'edificio,
è ornata nella parte superiore dalla loggetta cieca
che si ritrova in altri monumenti coevi della campagna,
su di essa fa spicco il portale in marmo bianco.
La decorazione scultorea della facciata si limita
ad alcune teste sulla spalla degli archetti, un
animale alato nell'ultimo archetto del primo ordine,
a destra, e fogliami nei capitelli marmorei della
porta e della loggetta. Le due figure animali sui
pilastri ai lati della porta sono completamente
illeggibili. Sempre sugli stessi pilastri, alcuni
elementi anticipano la decorazione delle colonne
dell'interno. All'interno l'aula è a tre navate,
divise da nove colonne e un pilastro, che sostengono
sei campate di archi dalla facciata all'abside.
Nel tratto di pavimento privo di mattoni davanti
al presbiterio rialzato, uno scavo abusivo aveva
rimesso in luce in passato le fondamenta dell'abside
della chiesa altomedievale (VIII-IX sec.), costruite
con ciottoli di fiume. Nello stesso posto si narra
siano stati sepolti, dai nobili antichi proprietari
della chiesa, una chioccia con alcuni pulcini in
oro massiccio. In testa alla navata destra, un frammento
di colonna scanalata, in travertino, forse avanzo
di qualche costruzione romana della zona. La chiesa
era illuminata da sette monofore su un fianco e
da sei dall'altro, da una bifora e da due oculi
sulla facciata, da un'apertura a croce, oggi chiusa,
sopra l'abside. Da notare la perfetta conservazione
del capitello sulla prima colonna a sinistra entrando,
mentre a destra è visibile una pila per l'acqua
santa in pietra serena a forma di navicella, poggiata
sul tronco terminale di una colonna di marmo grigio,
anche questa probabilmente romana. I motivi decorativi
dei capitelli sono principalmente floreali; si vede
l'immagine di un mostro alato nel capitello del
pilastro. La chiesa aveva quattro porte laterali,
di cui solo due oggi praticabili; il tetto, a cinque
capriate, è frutto del restauro dopo il crollo avvenuto
nell'agosto del 1907. La chiesa di S. Piero presenta
numerosi elementi di confronto, tanto nell'architettura
quanto nelle decorazioni, con altre pievi della
Valdinievole: essa però è tra le più integre, non
avendo sofferto né all'esterno né all'interno modificazioni
di pianta o di alzato, offrendosi come modello di
edificio romanico originale in tutte le sue parti.